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PATTI – Malasanità. Iniziò tutto da una ferita al piede in seguito ad un incidente domestico.

PATTI – Malasanità. Iniziò tutto da una ferita al piede in seguito ad un incidente domestico.
Febbraio 13
10:02 2019

La vicenda capitata al giovane Alessandro Cappadona di Patti ha del paradossale e fa, purtroppo, tornare di moda il tema della malasanità. Proprio perché ne “ha passate tante”, a rischio della propria salute, Cappadona ha deciso di affidarci il “racconto” della sua brutta esperienza.

“Il 30 luglio 2018 – inizia -, in seguito ad un incidente domestico con delle tavole di legno usurate, mi procuravo una ferita al piede destro, apparentemente non grave. Dopo tre giorni, però, il piede si gonfiava e sentivo molto più dolore per questo mi sono recato al pronto soccorso dell’ospedale di Patti e sono stato mandato al P.P.I., dove sono stato…guardato, più che visitato, da due dottoresse, entrambe otorino, che hanno reputato la ferita superficiale, prescrivendomi un antibiotico per cinque giorni – Neoduplamox – e rimandandomi a casa”.

“Insospettito dalla presenza di un corpo estraneo e continuando ad accusare dolore  – prosegue Cappadona – mi sono recato per l’ennesima volta al pronto soccorso, dove i medici sono intervenuti con delle anestesie locali – alterando così i tessuti e non favorendo, quindi, una chiara visibilità – per incidere la parte ferita. In tale circostanza, hanno…scavato in profondità, creando anche un canale da una parte all’altra, provocando inutili sofferenza (inutili in quanto non hanno…trovato nulla). Chiusa la ferita con alcuni punti di sutura, mi hanno rimandato a casa, con l’assoluta certezza che non vi fosse nulla all’interno, prescrivendo terapia antibiotica con Rocefin e Bentelan”.

Invece, ecco la “sorpresa”. “Dopo alcuni giorni il piedi era ancor più gonfio, con infezioni e secrezioni, i punti sono saltati e la ferita si è riaperta. Allora ho fatto un’ecografia, con la quale, però, non si vedeva alcun corpo estraneo per cui, ancora una volta, sono stato rimandato a casa, con il solo consiglio di pulire bene la ferita con il Betadine”.

Ma il calvario di Alessandro Cappadona era tutt’altro che finito: “Dopo due mesi ed altre visite e interventi al pronto soccorso, il piede non migliorava; anzi, peggiorava. Perciò, abbiamo chiesto il consulto di altri chirurghi dell’ospedale, che hanno consigliato delle infiltrazioni con una canula di Betadine. Fatte, però, dieci infiltrazioni, il piede si presentava ancora infetto e gonfio. Così il 10 settembre 2018 ho fatto un esame rx perché temevo potesse trattarsi di osteomielite. Da esso è emerso testualmente: In atto all’esame diretto non sono rilevabili significative lesioni osteotrofico-strutturali a carico del piede destro. Buono il trofismo osseo, non apprezzabili immagini di corpi estranei”.

Trascorsi altri tre mesi, il piede “stava” sempre peggio e così Cappadona ha chiesto il consulto ad un altro chirurgo presso l’ex Inam, la cui diagnosi è stata “fistola piede destro da verosimile corpo estraneo ritenuto”, con conseguente prescrizione (“Finalmente una cosa sensata” – commenta Cappadona -) di risonanza magnetica alla caviglia e al piede destro, eseguita il 17 dicembre 2018. Dalla stessa, come si legge nel referto, si rilevavano “gli esiti del pregresso intervento chirurgico. E’ apprezzabile in atto diffuso edema dell’osso spongioso del primo metatarso e delle parti molli adiacenti. Lesione iperintensa in T2 ed isointensa in T1. Si estende dalle parti molle cutanee e sottocutanee alla superficie mediale del primo metatarso in regione metafiso-epifisara prossime”- si riteneva, pertanto, utile una consulenza specialistica (“Un’altra cosa, finalmente, sensata”).

Il 7 gennaio 2019 Alessandro Cappadona si recava all’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno, a Messina, “dove un chirurgo – sottolinea il diretto interessato – alla sola vista del piede affermava che sicuramente c’era nello stesso un corpo estraneo. Visitando con un ecografo, veniva avvistato il corpo estraneo. Essendo arrivato lo stesso quasi all’osso, il timore era lo stesso fosse intaccato gravemente. Per questo sono stato immediatamente ricoverato e sottoposto ad intervento chirurgico con anestesia lombare”.

“Dopo quasi sei mesi, per negligenza e incapacità all’interno dell’ospedale di Patti – denuncia Cappadona -, dove medici chirurghi e infermieri hanno messo a rischio il mio piede, finalmente il 14 gennaio 2019 sono stato operato e dal piede è stata estratta una scheggia di 4 centimetri e spessa mezzo centimetro. L’osso è stato pulito, anche perché, all’interno del piede, c’erano infezioni e secrezioni. Dopo due giorni sono stato dimesso e oggi posso dire di essere ormai prossimo alla definitiva guarigione”.

“Avrei potuto evitare – conclude Alessandro Cappadona – dolori e risparmiare soldi se all’ospedale di Patti fossero stati più oculati. Mi verrebbero da dire tante cose, ma i fatti parlano da soli. Sono soddisfatto di averla scampata bella perché ho rischiato seriamente, per tanta superficialità, di perdere il piede”.

(In foto la scheggia tolta dal piede)

Nicola Arrigo

 
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