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PATTI – Emergenza Covid-19. Dott. Mario Pollicita: ”Per potenziare l’assistenza domiciliare, andrebbero risolte anche altre criticità …”

PATTI – Emergenza Covid-19. Dott. Mario Pollicita: ”Per potenziare l’assistenza domiciliare, andrebbero risolte anche altre criticità …”
Maggio 06
13:04 2020

“Per potenziare l’assistenza domiciliare, andrebbero risolte anche altre criticità come la perdurante mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI) per i medici di medicina generale e la possibilità per loro di prescrivere direttamente i farmaci anti Covid velocizzando tempi e procedure”.

E’ l’opinione, più che condivisibile, del dottore Mario Pollicita, noto medico di base di Patti, che ha espresso le proprie riflessioni, pubblicate anche sul bollettino on line dell’Ordine dei Medici di Messina, in merito a ciò che è stato con l’emergenza Covid-19 e su ciò che sarà nella “fase 2”. 

“La prima figura del sistema sanitario che ha affrontato il problema – sottolinea Pollicita –  è stato il medico di medicina generale che ha dovuto improvvisamente combattere questo nemico nuovo, sconosciuto, imprevedibile e subdolo. Di fatto, il medico di assistenza primaria si è trovato subito da solo, in prima linea, e senza avere a disposizione dispositivi di protezione individuale indispensabili per non infettarsi a sua volta. Con il tempo si è capito che bisognava evitare le visite dei casi sospetti nei nostri studi o a domicilio e che dovevamo gestirli con il triage telefonico. il prezzo altissimo in vite umane che la medicina di famiglia ha pagato per la lotta alla pandemia non è altro che la tragica conseguenza delle scelte sbagliate di politica sanitaria e del mancato rafforzamento dell’assistenza territoriale”. 

“Da noi questa malattia – prosegue –  è arrivata inizialmente con pochi casi, fra febbraio e inizio marzo, per poi esplodere fino a superare globalmente oggi la quota di tremila persone contagiate e, quindi, abbiamo dovuto cambiare il nostro lavoro radicalmente, il modo di approcciare l’ammalato, di ascoltarlo, di visitarlo, di fare diagnosi e prescrivere la terapia. È stata una sfida affrontata con coraggio, determinazione e con sacrificio. Abbiamo cercato di gestire i nuovi problemi che si presentavano ogni giorno interfacciandoci con gli altri colleghi di medicina generale, con quelli dei servizi epidemiologici della Azienda Sanitaria, del 118 e del Covid Hospital”.

“Noi medici medicina generale – rimarca il dottore Pollicita –  abbiamo dato informazioni ai nostri assistiti sulle norme igieniche e comportamentali indispensabili a combattere il contagio, sull’uso delle mascherine, sulle modalità relative alla quarantena domiciliare e, naturalmente, abbiamo dato loro le risposte possibili ai quesiti che ci venivano posti sui vari aspetti della pandemia (modalità di trasmissione del contagio, sintomatologia, possibilità terapeutiche, ecc). Abbiamo richiesto i tamponi per i casi sospetti ed abbiamo effettuato le comunicazioni ai centri epidemiologici della nostra ASP per la quarantena nei casi previsti dalle norme regionali. Tutto questo oltre alla consueta attività di routine che è stata effettuata maggiormente sfruttando gli attuali mezzi informatici con invio di prescrizioni dematerializzate on line, rinnovo di piani terapeutici, esenzioni”. 

“Pare evidente ormai, alla luce della situazione epidemiologica attuale, – afferma Pollicita, proiettandosi verso il futuro, –  che le linee di politica sanitaria prevedano che deve essere la medicina territoriale a curare a domicilio i pazienti positivi al coronavirus che si presentano con sintomi moderati e senza importanti comorbidità, quali malattie polmonari o cardiache, insufficienza renale, o patologie con compromissione della risposta immunitaria che rendono il soggetto a rischio di complicanze. Per riorganizzare l’assistenza sul territorio e prevenire la saturazione degli ospedali e delle strutture di pronto soccorso, sono di centrale importanza le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), previste dal decreto legge 14/20 del 09 marzo e che avrebbero dovuto essere attivate entro dieci giorni da quella data. Saranno costituite da medici formati ed infermieri territoriali ed incaricate di seguire i casi sospetti o positivi presso le loro abitazioni. Nella nostra ASP dovrebbero entrare in azione quanto prima.

“Speriamo che le criticità emerse da questa emergenza – conclude Pollicita – facciano riflettere i responsabili politici sulla necessità di potenziare sia il sistema delle cure primarie ed in particolare la medicina di famiglia, che nonostante tutto ha dimostrato di aver affrontato con responsabilità e abnegazione, in carenza di mezzi, un evento così eccezionale, sia gli ospedali che negli ultimi anni sono stati sempre sottoposti a tagli di organico e di posti letto con le conseguenze che tutti abbiamo potuto constatare”.

Nicola Arrigo

 
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