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PATTI – “Congedarsi” da un mondo dal quale, verosimilmente, non si è sentito accolto e voluto bene.

PATTI – “Congedarsi” da un mondo dal quale, verosimilmente, non si è sentito accolto e voluto bene.
Maggio 21
16:41 2019

Una fabbrica in stato di abbandono, uno scenario quasi lugubre come tanti preferiti oggi da adolescenti e giovani. Questo il luogo scelto da un sedicenne per “congedarsi” da un mondo dal quale, verosimilmente, non si è sentito accolto e voluto bene, un mondo di cui non si è sentito parte, forse perché non ha neanche trovato chi lo aiutasse ad esserlo.

Non è il momento, come purtroppo spesso accade in circostanze così tragiche, di intentare processi e fare dietrologia. Oggi più che mai, però, è diventato fin troppo facile speculare sulla fragilità altrui, prendere di mira chi è “più debole”, farne un “balocco” per il proprio divertimento, specie quando il gruppo diventa branco.

A mio avviso – e in questo momento parlo da genitore e da insegnante – quando si verificano episodi del genere, è una sconfitta per tutti, perché evidentemente non siamo stati capaci di far capire che la vita è un bene supremo, che rispettare l’altro, per quello che è, è l’essenza stessa della nostra umanità, che denunciare quando si assiste ad episodi genericamente definiti di bullismo, non è viltà, ma atto di coraggio, da cui potrebbe anche dipendere il futuro stesso di una persona.

Poniamoci, allora, alcune domande: in che misura, oggi, famiglia, scuola, comunità civile, istituzioni, parrocchie, collaborano seriamente per far crescere non automi ma persone ? quanto siamo capaci di cogliere veramente il crescente disagio di adolescenti e giovani, invece di “restare senza parole” dopo ? cosa facciamo per un’attenta e tempestiva opera di prevenzione ? Quanto riusciamo a promuovere il valore della persona ? Quanto siamo disposti a non farci “i fatti nostri”, sputando magari poi sentenze ed ergendoci a tuttologi allorquando si verificano episodi simili ?

Ripeto: me lo chiedo da genitore, da insegnante, da cristiano; me lo chiedo perché, spesso, mi sento incapace di “leggere” le attese, le ribellioni, le sofferenze degli adolescenti dei nostri giorni.

Spero che saremo in tanti a porci le domande e, soprattutto, che non aspetteremo di trovare una risposta solo quando, Dio non voglia, si verificherà un altro episodio talmente angosciante.

Nicola Arrigo

 
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