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PATTI – Celebrazione 4° anniversario ordinazione episcopale di mons. Guglielmo Giombanco.

PATTI – Celebrazione 4° anniversario ordinazione episcopale di mons. Guglielmo Giombanco.
Aprile 20
15:45 2021

“Quattro anni fa come oggi in questo Santuario accoglievo, con intima commozione interiore,  il dono dell’ordinazione episcopale che legava indissolubilmente la mia vita umana e sacerdotale a questa bella Chiesa di Patti. Sono trascorsi quattro anni da quando sono venuto in mezzo a voi come fratello ed amico ed ho ancora viva nella mente e nel cuore “l’ebbrezza” di quel giovedì 20 aprile 2017 quando sotto lo sguardo amorevole della Madre bruna, la Bella Maria confermavo il mio “Si” a Dio e alla Chiesa sostenuto dalla preghiera e dall’affetto di tutti voi”.

Così ha esordito nella sua omelia monsignor Guglielmo Giombanco durante la celebrazione della messa di ringraziamento per il quarto anniversario di ordinazione episcopale.

Attorno al Pastore, nella Basilica Santuario di Tindari, si sono ritrovati sacerdoti (presente anche monsignor Carmelo Ferraro, vescovo di Patti dal 1978 al 1988), la comunità del seminario, alcune religiose e laici. A loro si è rivolto monsignor Giombanco esprimendo la propria gratitudine  a Dio “per il dono della Comunità diocesana che durante questo tempo di servizio episcopale ho sentito accogliente e vivace. Abbiamo vissuto momenti significativi del nostro cammino ecclesiale e abbiamo sperimentato con serena certezza come il Signore guida, mediante i doni dello Spirito e della Grazia, il nostro cammino lungo i sentieri della storia per essere Chiesa animata dalla forza del Vangelo”. 

Traendo spunto dalla lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, del martirio di Santo Stefano, il vescovo ha sottolineato che “oggi chi testimonia la fede rischia l’impopolarità, il rifiuto e l’ incomprensione. Eppure la fede, se accolta veramente nella vita, è una luce che illumina i passi incerti dell’uomo, è una forza che rigenera il coraggio dell’iniziativa; è rivelatrice di una presenza che rende capaci di affrontare le pene della vita con amore e coraggio. Essere cristiani maturi significa vivere la fede come incontro personale con Cristo e da questo incontro far dipendere l’orientamento della propria vita: cioè fare scelte decisive che danno un senso pieno all’esistenza: come la testimonianza cristiana, compiere il bene,  restare fedeli alla responsabilità assunte; spendersi con gioia per il servizio all’uomo e alle comunità”. 

“Dobbiamo desiderare e cercare Cristo – ha proseguito -, non ripiegarci sulle cose passeggere del passato: è necessario aprirsi alla vera novità di vita e non cercare riedizioni. Solo così il cristiano che si nutre del pane vivo disceso dal cielo può essere portatore di vita ai fratelli e donare ragioni di vita attingendo dall’eucaristia il vero cibo che nutre l’esistenza dell’uomo. Vita di Dio e vita dell’uomo si incontrano nel Crocifisso Risorto che rende presente Dio che è amore. La comunità che nasce dell’eucaristia è costituita dall’insieme delle persone che sanno donare la vita per far risplendere l’amore di Dio”.

“Dopo quattro anni di cammino insieme – ha concluso monsignor Giombanco –   avverto dal profondo del cuore il bisogno di dirvi grazie per la vostra presenza e per il vostro servizio generoso alla nostra Chiesa. Da solo avrei potuto fare ben poco. Continuiamo il cammino sotto la guida dello Spirito che indica la via da seguire, ascoltiamo la sua voce: è Lui la nostra forza, il motivo della nostra speranza, il segreto della nostra perseveranza. Affidiamo alla Vergine Madre le nostre attese e speranze: O Bella Maria del Tindari benedici, il nostro popolo e la nostra Chiesa diocesana che sperimenta ogni giorno la Tua presenza di Madre dolce e premurosa verso i suoi figli”.

All’inizio della messa, il Vicario Generale della diocesi di Patti, don Basilio Rinaudo, nel suo indirizzo augurale al vescovo ne ha rimarcato “il servizio generoso, lo stile semplice, la tenacia” Don Rinaudo  ha espresso il desiderio della Chiesa pattese di camminare con il proprio Pastore, a cui ha augurato di “sperimentare la gioia di vederla, sotto la sua guida, testimone coraggiosa del vangelo”.

Nicola Arrigo

 
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