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PATTI – Declassamento ospedale ”Barone Romeo”? Stamani un silenzio più ”rumoroso” di mille parole

PATTI – Declassamento ospedale ”Barone Romeo”? Stamani un silenzio più ”rumoroso” di mille parole
Agosto 01
14:46 2016

Un silenzio più “rumoroso” di mille parole. Un silenzio più emblematico e produttivo di un lungo discorso, a difesa di uno dei diritti sacrosanti: la salute. È l’arma usata stamattina da un nutrito gruppo di cittadini, che si sono dati appuntamento davanti all’ospedale “Barone Romeo” per sensibilizzare sull’eventuale declassamento del nosocomio pattese, con l’accorpamento di reparti che, in seguito, potrebbero anche essere definitivamente chiusi.

Alla manifestazione erano presenti anche il cappellano dell’ospedale, don Bettino Mancuso, il presidente di “Cittadinanza Attiva” Pietro Materia e i rappresentanti sindacali della Fials. E’ un problema serio, molto serio, che non può essere sottovalutato, perché potrebbe rientrare in un progetto di spoliazione della città da un presidio che da anni svolge il proprio servizio ad un vasto comprensorio.

Di tale rischio di è fatto portavoce, con veemenza e grandissimo “trasporto”, pure l’arciprete della Cattedrale don Enzo Smriglio al termine della processione del simulacro di Santa Febronia e delle reliquie. Senza mezzi termini, don Enzo ha esortato il sindaco Mauro Aquino, l’onorevole Mariella Gullo e le altre autorità presenti, a far sentire la propria voce, nelle sedi opportune, a salvaguardia del “Barone Romeo”, “perché – ha rimarcato – il budget non può prevalere sul diritto dell’ammalato di essere curato”.

“Chi va in ospedale non lo fa per una gita, ma perché sta male. Allora, se il budget è esaurito, può anche morire, specie se non può rivolgersi altrove e permettersi la clinica privata? Tutti – ha proseguito l’arciprete – dobbiamo intestarci questa battaglia di civiltà, perché i parametri di spesa non possono prevalere sul valore della persona. Ci dicono che l’accorpamento dei reparti sarà solo temporaneo, ma, a mio avviso, sono solo le prove generali per prepararsi il terreno a decisioni definitive, prese sulla testa dei cittadini e in barba ai loro diritti fondamentali. Il cristiano – ha concluso don Enzo Smriglio – non è tale solo quando in chiesa tiene le mani giunte; il cristiano lotta, senza fanatismi e senza ricorrere alla violenza, ma con fermezza, per la civiltà e per il riconoscimento dei diritti e fa sentire alta la propria voce”.

Nicola Arrigo

Se adeguarsi vuol dire rubare, io non mi adeguo.

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