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MESSINA – Utilizzavano tecniche di ipnosi per rapinare le vittime. 6 arresti

MESSINA – Utilizzavano tecniche di ipnosi per rapinare le vittime. 6 arresti
agosto 03
11:06 2018

All’alba di oggi, nelle Province di Palermo e Bergamo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina in questa Provincia ed in quelle di Palermo e Bergamo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), su richiesta della locale Procura della Repubblica, guidata dal Procuratore Emanuele Crescenti, a carico di 6 soggetti (uno dei quali ancora attivamente ricercato) ritenuti responsabili – a vario titolo – di rapina aggravata in concorso mediante l’ipnosi delle vittime.

Il provvedimento restrittivo scaturisce da una complessa attività di indagine, convenzionalmente denominata “HYPNOSE”, sviluppata sin dal gennaio 2018 dalla Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinata dal sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Rita Barbieri, i cui esiti hanno consentito di documentare l’operatività di un gruppo di rapinatori – con base nella città di Palermo – i cui componenti hanno rapinato, nel corso di pochi mesi, numerose vittime, perlopiù anziane, individuate e derubate nei pressi di luoghi di culto o di ritrovo.

Le vittime, dopo essere state avvicinate dagli indagati col pretesto di una finta compravendita di gioielli, percepivano un intenso “profumo” che unito ad altre tecniche di manipolazione ipnotica li induceva in stato confusionale e veniva persuase a recarsi presso la propria abitazione o presso i propri istituti di credito al fine di procurarsi il denaro che consegnavano ai malfattori.

Le investigazioni, in particolare, hanno dimostrato come gli indagati, senza alcuna remora agendo in pieno giorno ed anche in zone popolate e familiari alle vittime in modo da non insospettirle, fossero in grado di individuarle e creare con loro un legame in grado di influenzarne i comportamenti ed a porle in stato d’incapacità di volere ed agire, mediante suggestione ipnotica e comunque tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la persona offesa la cui volontà veniva coartata e che veniva indotta a consegnare le somma di denaro richiesto.

Le indagini, sviluppate attraverso l’acquisizione delle testimonianza delle vittime e delle persone informate sui fatti, sull’esame delle riprese di sistemi di videosorveglianza che potessero avere ripreso gli abboccamenti tra i malfattori e le vittime, l’esame di tabulati di traffico telefonico hanno consentito di giungere all’identificazione delle persone colpite dall’odierno provvedimento cautelare e sia fare luce su numerosi episodi che per il modo di agire è stato ritenuto configurare, non una semplice truffa ma il ben più grave reato di rapina.

I rapinatori, che agivano sempre in tre per volta, interpretavano una sceneggiatura ormai consolidata. Uno ricopriva il ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, un secondo complice che fingeva di essere interessato all’acquisto ed il terzo infine quello di gioielliere in grado di valutare la merce e, talvolta intenzionato a sua volta a comprarla, La compravendita di gioielli era inscenata con lo scopo di coinvolgere la vittima.

La vittima era avvicinata dal primo soggetto, che si presentava come un marinaio straniero in transito che doveva vendere dei gioielli per i quali in caso di mancata vendita avrebbe dovuto pagare delle pesanti tasse doganali. Nel frattempo, sopraggiungeva un secondo soggetto che si intrometteva volutamente nella discussione chiedendo al marinaio di mostrargli i gioielli, precisando, però, la necessità di procedere ad una valutazione della merce da parte di un esperto, ad esempio un gioielliere.

Il finto acquirente, quindi, si allontanava temporaneamente e ritornava in compagnia di un altro complice che si presentava come gioielliere e valutava i preziosi. Queste fasi, in genere, duravano anche fino a due ore, durante le quali la vittima e veniva fatta partecipe delle difficoltà del marinaio che avrebbe potuto subire un grave danno economico dalla mancata vendita o da quelle dell’ipotetico acquirente che non era in possesso di tutto il denaro necessario all’acquisto inoltre le vittime venivano blandite attraverso continue gestualità, abbracci, strette di mano al fine di creare un vincolo empatico.

Inoltre in alcuni casi, attraverso questi contatti fisici, le vittime percepivano un profumo molto intenso, che provocava loro uno stato confusionale ed ipnotico. Al termine di queste lunghe manovre la volontà delle vittime veniva coartata e soggiogate e queste ritenevano di dare un contributo per l’acquisto dei gioielli ritenendo che consegnare il denaro fosse il giusto comportamento da tenere.

La violenza posta in essere dagli indagati per compiere le rapine contestate è consistita pertanto nel procurare uno stato di incapacità , di volere o di agire, nella vittima, propedeutica alla realizzazione dell’azione predatoria. Ciò può avvenire attraverso l’utilizzo di sostanze in grado di incidere sulla capacità di autodeterminazione della vittima, inducendo uno stato di parziale o totale incoscienza, ma anche attraverso l’utilizzo di particolari tecniche che provochino l’alterazione della normale capacità di comprensione della realtà e/o di coerente volizione, incidendo sulla normale capacità di valutazione critica, che costituisce il filtro in grado di orientare i comportamenti di una persona secondo quanto appreso per le esperienze di vita della stessa.

Tra queste, l’induzione ipnotica produce una condizione psichica, provocata, di norma, da un operatore esterno, caratterizzata da uno Stato psichico denominato trance caratterizzato dallo spegnersi della coscienza razionale e delle facoltà cognitive volte all’osservazione dell’elaborazione del mondo esterno; anche dopo il termine della trance il soggetto può essere in grado di compiere compiti e gli sono stati assegnati durante il periodo ipnotico e di non conservarne coscienza per quanto riguarda l’ordine impartito; lo stesso soggetto si stupisce dell’azione che compie.

L’individuo ipnotizzato sembra essere in comunicazione soltanto con l’ipnotista e seguirne in maniera acritica ed automatica le suggestioni, ignorando gli stimoli dell’ambiente; senza l’apporto cosciente della volontà, ipnotizzato percepisce sensazioni anche in contrasto con gli stimoli che colpiscono gli organi di senso.

Anche la memoria e la coscienza di sé possono essere alterate; gli effetti delle suggestioni possono essere estesi (postipnoticamente) alle successive attività di vigilanza normale.
Le persone offese dai reati investigati erano persone in pieno possesso delle proprie capacità di provvedere ai propri bisogni, di comprendere il significato delle proprie azioni e degli accadimenti del mondo esterno; si tratta di persone di varia età e condizione sociale tutte perfettamente autonome, soggetti normalmente in grado di provvedere ai propri interessi. Ciononostante tutte le vittime hanno evidenziato una singolare assenza di capacità critica accettando passivamente – secondo tutti i loro racconti autonomi tra loro eppure convergenti nel contenuto – le indicazioni e la richiesta di denaro anche per somme cospicue che gli sono state rivolte dai malfattori mostrandosi inermi rispetto alle sollecitazioni che gli venivano rivolte.

Tutte le vittime hanno descritto uno stato di confusione più o meno marcato, si sono dimostrate alquanto stupite per aver compiuto delle azioni del tutto estranee al proprio modo di operare ed hanno evidenziato una perdita della cognizione del tempo evidenziando meraviglia per aver trascorso delle ore con soggetti estranei senza un motivo plausibile. Ognuna delle vittime non si è posta alcun problema nell’elargire delle somme cospicue di denaro, anche prelevando in casa o presso gli istituti di credito, evidenziando quale unica spiegazione possibile, una momentanea scissione dalla realtà ed una sospensione della normale capacità di lettura critica degli accadimenti del mondo reale che, essendo indipendenti dalle diverse caratteristiche soggettive delle singole vittime, non possono che essere ricondotte ad un’azione che abbia provocato tale stato confusionale.

Sotto tale profilo l’azione di malfattori è stata descritta in modo analogo dalle vittime: un approccio funzionale all’instaurazione di un atteggiamento empatico da parte alla persona offesa, con la richiesta di aiuto e successivamente l’inizio di un discorso volto a creare un clima di complicità soggettiva, dei ricercati contatti fisici sotto forma di abbraccio o di stretta di mano, è in almeno due casi, l’emanazione di uno strano profumo la cui persistenza è stata descritta come avente un effetto rassicurante.

Tali elementi depongono per l’esistenza di un’azione di induzione di una parziale incapacità posta in essere dagli indagati non con una semplice raggiro ma con una vera e propria tecnica ipnotica volta a superare ogni tipo di meccanismo di difesa da parte delle vittime, alle quali riuscivano a far compiere ogni tipo di dazione di denaro prescindendo da qualsiasi valutazione, quantomeno dubitativa, circa la convenienza, l’affidabilità, l’effettività dell’operazione; nessuno dei soggetti passivi si è posto minimamente il problema della corrispondenza al vero della vicenda narrata, della possibile falsità dei gioielli, elemento che appare davvero inusuale per vittime di diverse condizione sociale, età ed esperienza.

Le indagini, infatti, hanno disvelato la concreta ed attuale pericolosità sociale degli indagati evincibile dalle modalità delle condotte e dalle concrete circostanze dei fatti, dalla frequenza degli episodi, nonché dalla personalità degli stessi soggetti coinvolti; si tratta di condotte che denotano una spiccata professionalità, una forte capacità di adattamento alle diverse situazioni, affrontate con una particolare metodicità e spregiudicatezza da lasciar ipotizzare una vera e propria struttura organizzativa.
Gli indagati, verosimilmente, vivono di questi espedienti e sono talmente spregiudicati da tornare più volte negli stessi luoghi, tanto che qualcuno è stato rivisto da alcune vittime nei giorni successivi. Si tratta, del resto, di soggetti che, oltre ad essere gravati da numerosi precedenti, anche specifici, risultano deferiti in stato di libertà in molte zone della Sicilia e d’Italia e sono stati tratti in arresto in diverse occasioni per fatti similari.

Numerosi i reati ricostruiti tra cui se ne citano alcuni emblematici del modus operandi.
Un uomo settantenne di Barcellona Pozzo di Gotto, avvicinato in via Roma, è stato posto in stato d’incapacità di volere e di agire mediante suggestione ipnotica e comunque tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la sua volontà, sino a farsi consegnare la somma di 3 mila Euro; in particolare, UNO DEGLI INDAGATI, nel ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, IMMESI Giuseppe, nel ruolo di possibile acquirente e un terzo soggetto (nel frattempo deceduto), nel ruolo di gioielliere, inscenavano una compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano per diverso tempo la persona offesa sia verbalmente sia tramite ripetuti contatti fisici, tra i quali continue strette di mano, l’appoggiare più volte una busta contenente denaro sulla pancia e sul petto della stessa e nell’inserire nel taschino della sua camicia i finti gioielli. La vittima successivamente, ormai in stato confusionale, si recava presso la filiale della propria banca e, seguendo le istruzioni dei malviventi, prelevava la somma in contanti di 3 mila euro senza riferire al cassiere dell’istituto che, conoscendolo personalmente glielo aveva chiesto, il motivo del consistente prelievo e poco dopo consegnava il denaro ad IMMESI davanti la porta della chiesa di San Sebastiano ricevendo in cambio un anello rivelatosi privo di alcun valore.

Un altro episodio riguarda una donna 45enne, sempre di Barcellona Pozzo di Gotto, alla quale gli indagati, mediante suggestione ipnotica e tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la persona offesa, hanno sottratto la somma di 3 mila euro.

In particolare, SALAFIA Giovanni, ricopriva il ruolo del marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, FAIJA Michele, il ruolo di interessato all’acquisto e LI CAUSI Matteo, quello di gioielliere ed inscenavano la compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano, anche tramite continui abbracci la persona offesa, che dopo aver percepito un intenso profumo, in stato confusionale, si recava presso la propria abitazione e prelevava in contanti la somma di 3 mila euro che poi consegnava a FAIJA Michele all’interno della chiesa di San Sebastiano.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 5 provvedimenti a carico dei sottonotati indagati:
SALAFIA Giovanni, 27 enne, di Palermo
FAIJA Michele, 59enne, di Cinisi (PA)
TALAMANCA Gaetano, 51enne, di Palermo
LI CAUSI Matteo, 49enne, della Provincia di Bergamo
IMMESI Giuseppe, 68enne, di Palermo

Gli arrestati
Il sesto indagato è TUTTORA attivamente ricercato.

 

 

 

Redazione da comunicato stampa

“Il mondo è iniquità: se lo accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice.”

Jean-Paul Sartre

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