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L’ELABORAZIONE DEL LUTTO – Un percorso individuale e sociale

L’ELABORAZIONE DEL LUTTO – Un  percorso individuale e sociale
Dicembre 22
08:00 2020

La morte di una persona cara determina emozioni negative estremamente intense quali tristezza, nostalgia, sensi di colpa, associati alla perdita di senso dell’accaduto e, più in generale, della propria vita. Soprattutto nella fase iniziale, accanto ai vissuti negativi, potrebbero svilupparsi diverse conseguenze come ricordi e immagini della persona scomparsa che emergono in modo improvviso e incontrollabile, insonnia, diminuzione dell’appetito, difficoltà di concentrazione e senso di stanchezza. Questi aspetti alterano la quotidianità e il funzionamento della persona, determinando spesso una focalizzazione verso il proprio mondo interiore e il ripiegamento sulla propria sofferenza. L’intensità di questi sintomi è condizionata da numerose variabili, che includono il tipo e l’intensità del legame con la persona che non c’è più, le modalità del decesso, le caratteristiche individuali del soggetto, il supporto familiare e sociale. Solitamente, sebbene spesso non sia possibile trovare una spiegazione razionale all’evento, queste manifestazioni evolvono con il passare del tempo, divenendo meno pervasive e intense, grazie a un lavoro emotivo e cognitivo che permette alla persona di accettare l’assenza, imparando a convivere con essa così da riprendere in mano la propria vita (Carmassi et al., 2016).

L’elaborazione del lutto è quindi un percorso graduale, che si snoda attraverso una serie di fasi, durante le quali il sentimento di dolore si modifica per arrivare a una riorganizzazione  di sé e all’accettazione della perdita. Tra i modelli elaborati per spiegare come si esplica questo processo, uno dei più influenti è quello di  Kübler-Ross, che descrive cinque fasi dell’elaborazione del lutto: 

shock o negazione: il dolore per la perdita è così intenso da non riuscire ad accettare una realtà percepita come intollerabile, risulta difficile comprendere cosa sia successo;

rabbia: “perché proprio a me” è il pensiero più frequente, subentra una forte reazione di rabbia che può portare a sentimenti di colpa, risentimento, avversione verso sé stessi, gli altri, l’ambiente circostante e l’intera esistenza. Questa fase è caratterizzata solitamente dall’isolamento sociale;  

patteggiamento o negoziazione: il soggetto comincia a considerare la realtà per quella che è, rivaluta le proprie capacità e le risorse di cui dispone, accanto a momenti in cui si interroga su cosa avrebbe potuto fare di più nella fase antecedente alla morte;

– depressione: l’assenza si fa chiara, il soggetto sperimenta un senso di sopraffazione e di impotenza, profondi vissuti di tristezza e sentimenti di vuoto dati  dalla consapevolezza della perdita, ma anche dalla percezione della morte e del dolore come eventi non esclusivi; 

– accettazione: il soggetto riesce ad accettare l’assenza, attraverso una ristrutturazione di sé e delle relazioni con gli altri, integrando la perdita nella propria storia di vita e trattenendo con sé l’eredità della persona che non c’è più, senza lasciarsi sopraffare dai ricordi e dai vissuti negativi (Solomita & Franza, 2020).

Le fasi descritte potrebbero non susseguirsi in modo lineare, ma ricorrere più volte o alternarsi l’una con l’altra, passando alla fase successiva per poi regredire a quella precedente. Inoltre, recentemente è stato sottolineato come l’elaborazione del lutto  non passi necessariamente attraverso ognuna di esse. Il modello consente di comprendere gli stati mentali che caratterizzano la vita delle persone che hanno subito una perdita importante, tuttavia non basta per spiegare la  complessità e la notevole variabilità individuale che caratterizza questa dolorosa esperienza.

I modelli più recenti hanno evidenziato un aspetto fondamentale per l’elaborazione del lutto, ossia la ricostruzione del significato della propria esistenza a seguito dell’evento. L’esperienza del lutto, infatti, chiede alla persona di costruire una nuova visione di sé e del mondo che incorpori la perdita. Strettamente legato a questo è la ricerca di benefici, intesa come capacità di riuscire a estrapolare dall’evento quegli stimoli che consentono di migliorare sé stessi o apportare dei vantaggi agli altri.

Pertanto, la risoluzione del lutto non coincide con l’dea di “lasciare andare”, recidendo ogni legame con la persona defunta, ma con la possibilità di trovare un modo sano e adattivo affinché la persona continui a far parte della propria vita. Questo legame può esprimersi in una varietà di forme: la persona che non c’è più può essere vista come guida o modello di comportamento o spingere ad attivarsi per il bene della comunità, ad esempio attraverso la partecipazione ad associazioni di volontariato (Hall, 2014). 

Integrare la perdita nella propria esistenza comporta l’abbandono del desiderio di mantenere una vicinanza fisica con la persona che non c’è più, per costruire un rapporto interiorizzato e basato su una connessione simbolica, che favorisca una maggiore accettazione della morte. 

Accanto alla dimensione interiore, altri autori hanno descritto l’aspetto sociale del percorso di elaborazione del lutto. Ogni persona, infatti, affronta l’evento all’interno di un determinato contesto familiare, sociale e culturale che l’aiuta nel processo di riorganizzazione emotiva e cognitiva. Testimonianze  molto antiche ci mostrano come da sempre gli incontri degli individui con la perdita e la morte sono stati affrontati all’interno di una serie di risorse e strutture di significato condivise. Ne sono un esempio i riti della sepoltura e del funerale, elementi fondamentali della storia dell’umanità, attraverso cui le  persone  ricordano,  immaginano,   accompagnano   e   si   separano   dalla   persona   amata,  costruendo una narrazione e una rappresentazione comunitaria dell’evento, che consentono di sentirsi compresi e meno soli. I rituali e le forme di comunicazione condivisa, come il pianto  collettivo,  contribuiscono alla modulazione della sofferenza e della disperazione, accompagnando il soggetto nelle diverse fasi di elaborazione del lutto  (Neimeyer, 2014; Solomita & Franza, 2020).

Nel contesto attuale, caratterizzato dalla diffusione del COVID-19, il processo di elaborazione del lutto si complica ulteriormente. Accanto ad aspetti come la separazione immediata per il ricovero, l’impossibilità di vedere il proprio caro e di accompagnarlo negli ultimi istanti della sua vita, il periodo che stiamo vivendo nega proprio quei processi di condivisione e partecipazione sociale, ostacolando la possibilità di  esternare i propri vissuti negativi all’interno della comunità e ricevere supporto da essa. L’assenza di un racconto condiviso rischia di interrompere il  percorso  psicologico  di  rielaborazione  del  lutto,  impedendo  alla  persona di giungere alla fase di accettazione.

L’elaborazione del lutto, quindi, consiste in una rielaborazione personale e collettiva dei significati e dei vissuti emotivi legati alla perdita della persona. Secondo diversi autori il processo di elaborazione del lutto si esplica attraverso tre aspetti successivi: l’acquisizione della consapevolezza della perdita e delle sue conseguenze; lo sviluppo di un legame diverso con il defunto; la ridefinizione degli obiettivi e dei progetti personali. 

Le reazioni al lutto, sebbene possano  variare  notevolmente  per  durata  e  intensità tra una persona e l’altra, sono fisiologiche e la maggior parte dei soggetti riesce ad adattarsi gradualmente alla perdita. Questo percorso dura generalmente 6-12 mesi. Tuttavia, esiste una percentuale della popolazione che incontra difficoltà o non riesce affatto a elaborare l’evento, sviluppando una serie di sintomi che compromettono significativamente la loro vita in diversi ambiti, portando alla strutturazione di un quadro definito “lutto complicato” (Carmassi et al., 2016). 

Per tale motivo, è fondamentale riconoscere e distinguere le reazioni fisiologiche e quelle patologiche determinate dalla perdita di una persona cara, poiché in quest’ultima circostanza la risoluzione del lutto non avviene in modo spontaneo e potrebbe rendersi necessario un supporto specialistico finalizzato ad accompagnare il soggetto nei diversi momenti di elaborazione del lutto.

Bibliografia

Solomita, B., & Franza, F. LUTTO “SENZA CORPO”.

Carmassi, C., Conversano, C., Pinori, M., Bertelloni, C. A., Dalle Luche, R., Gesi, C., & Dell’Osso, L. (2016). Il lutto complicato nell’era del DSM-5. Rivista di Psichiatria, 51(6), 231-237.

Hall, C. (2014). Bereavement theory: Recent developments in our understanding of grief and bereavement. Bereavement Care, 33(1), 7-12.

dott.ssa Collorafi Valentina

 
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