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PATTI – Interventi di pulizia al teatro greco romano di Tindari, fino a lunedì scorso, in un deprecabile stato di abbandono

PATTI – Interventi di pulizia al teatro greco romano di Tindari, fino a lunedì scorso, in un deprecabile stato di abbandono
maggio 19
17:36 2017

Altro che “hic sunt leones”: hic sunt mures et angues! Teatro greco romano di Tindari: non ci sono i leoni, ci sono topi (ben “nutriti”) e serpi. E’ il triste scenario che si presentava – e per certi versi si presenta ancora – agli occhi del visitatore dell’area archeologica tindaritana (6 euro il biglietto di ingresso), dove l’erba, piuttosto alta, e gli sterpi la facevano da padrone e dove, mentre percorri le varie “insulae”, è possibile imbattersi in qualche “ospite” indesiderato che sicuramente non è una vestigia del passato.

Finalmente, nel teatro, che versava, fino a lunedì scorso, in un deprecabile stato di abbandono, si sta procedendo ad interventi di pulizia; sia la cavea che la platea (soprattutto), infatti, erano ricoperte da erbacce di ogni tipo che rendevano impossibile sedersi sulle “pietre” su cui abitualmente lo spettatore prende posto per assistere agli spettacoli.

In vista della stagione estiva, si tratta di lavori fondamentali, anche per evitare che, come successo negli anni precedenti, a fare compagnia a serpi e topi arrivino pure le zecche.

A nostro avviso, comunque, l’area archeologica necessiterebbe di interventi più frequenti di pulizia e non solo in prossimità della “bella stagione”. Sarà solo un caso, la solita contingenza, la solita iella, che l’area archeologica di Tindari, negli ultimi anni (dal 2013 al 2016) abbia fatto registrare un esiguo numero di visitatori in proporzione, ad esempio, a Segesta e Selinunte, a cui non ha proprio nulla da invidiare sotto tutti i punti di vista ? A Tindari, annualmente, e non sempre, si supera il tetto dei 50.000 visitatori, altrove si va ben oltre. Agrigento e Taormina sono “fuori concorso” e irraggiungibili, ma i “numeri” dicono che Tindari è fortemente in ribasso e, all’orizzonte, non si intravvedono vie di uscita. Allora, prima di pensare di cambiare nome alla città e farla diventare “Patti Tindari” (forse perché, spesso, anche solo quanto si parla di Tindari non si fa alcun riferimento a Patti), ci si prenda cura di Tindari (oltre che, ovviamente, di Patti) per come meritano. Non è il nome a fare la differenza; sono le opere, il decoro, i servizi.

 

 

Nicola Arrigo

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